Su L'estate dei bellimbusti Cemento Armato Moretti e le reazioni in Puglia Con gli occhi addosso Pasqua 2002 Un posto nel tuo cuore Zero a Zero Un amore così Tutti da Simeone Risate a denti stretti Rai Lottizzata Maledetteo a me e... La sai l'ultima? Duelli al sole Il Corteo Storico

 

 

 Su L'estate dei bellimbusti Cemento Armato Moretti e le reazioni in Puglia Con gli occhi addosso Pasqua 2002 Un posto nel tuo cuore Zero a Zero Un amore così Tutti da Simeone Risate a denti stretti Rai Lottizzata Maledetteo a me e... La sai l'ultima? Duelli al sole Il Corteo Storico

 

Continuiamo a scroccare dalla Gazzetta del Mezzogiorno 

( www.gdmland.it )

gli articoli di Tata 

(Antonio Stornaiolo)

Questo è di qualche settimana fa, poichè Antonio ora è in vacanza con la famiglia...

alla faccia nostra...

 

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L’ESTATE DEI BELLIMBUSTI

 

Quello che non era stato capace di combinare Bin Laden l’undici settembre, l’avevano fatto la Enron, la Worldcom e la Vivendi. Il tracollo delle borse mondiali era ormai un dato di fatto. E non erano certo stati gli integralisti islamici i maggiori artefici della destabilizzazione. Anzi, la loro azione terroristica aveva invece coperto il dissesto economico che stava affiorando proprio in quei giorni a Wall Street. Ancora una volta causa di tutto era stata la cupidigia di pochi perpetrata ai danni di molti. Avidi manager infatti, avevano truccato i bilanci per biechi interessi personali. Poi erano scoppiati gli scandali, le società erano state inquisite e mentre si avviavano verso un catastrofico fallimento, gli unici a perderci erano stati i piccoli azionisti che si erano ritrovati –come si dice- col culo per terra. “Ma come è stato possibile tutto questo? -ripeteva il risparmiatore pugliese sparagnino per tradizione e deluso dalla performance dei suoi averi- Io sto perdendo un sacco di soldi…”. “Non si preoccupi, la Borsa è così; ci sono momenti neri, ma poi risale, capperi se risale…”, aveva replicato il consulente finanziario a cui due anni prima aveva affidato i risparmi. “Stia tranquillo, noi siamo una banca con la a maiuscola…”, aveva detto mostrando una finta sicurezza. “Con la b, al massimo”, lo aveva istintivamente corretto il correntista. “Come ha detto, scusi?”, “Niente, niente…”, aveva risposto il cliente scoraggiato. Poi si era alzato e si era avviato verso l’uscita. A vederlo da dietro, con le spallucce scese, faceva ancora più compassione. Povero risparmiatore pugliese, a fondo con i fondi!

E giù in picchiata c’era andato pure l’ex ministro degli Interni Scajola. I fatti li sapete. S’era schiantato a Cipro, con alcune  dichiarazioni rilasciate ai giornalisti su Marco Biagi. Era scoppiato il putiferio. Da lì il ministro aveva infilato una quattro giorni da oscar delle brutte figure. Il primo giorno infatti, con la stessa faccia di corno dell’arbitro Moreno, aveva risolutamente affermato di non riconoscersi nelle espressioni attribuitegli dalla stampa; il secondo giorno però c’aveva ripensato e, con una clamorosa marcia indietro, aveva chiesto pubblicamente scusa ai familiari del professore bolognese per la frase… non detta! Il terzo poi, facendo teatrino con il presidente del consiglio, aveva fatto finta di dimettersi sperando che il gesto in sé potesse placare gli animi e calmare le acque; ma così non era stato. Perciò il quarto giorno, mollato anche dagli alleati della coalizione che gli avevano inesorabilmente voltato le spalle, era stato costretto a rassegnare per davvero il suo incarico nelle mani del premier. Finalmente! La settimana seguente, ormai libero da impegni, trovò giusto andare a trovare la signora Biagi a cui, già che c’era, raccontò anche che fine avevano fatto alcune lettere del marito sparite dal computer.

Intanto nel suo buen retiro aquilano, circondato dall’affetto dei suoi cari, Bruno Vespa si stava rodendo il fegato. “Ma come? Un ministro si dimette ed io, invece di fare un puntatone di Porta a Porta sull’argomento, me ne sto qui in panciolle come un semplice spettatore?” aveva detto imbufalito alla consorte. “Ma caro, siamo in vacanza, eppoi una volta che puoi stare con i tuoi parenti…”. “Ma chi se ne frega dei parenti -aveva sbottato l’anchorman televisivo-, la mia famiglia è a Montecitorio, solo lì mi sento a casa, altro che”. Ugualmente stizzita era parsa Anna La Rosa. Le sarebbe proprio piaciuto mandare in onda nel suo Tele Camere la cerimonia del passaggio delle consegne tra Scajola e Pisanu, con lei in mezzo a fare da testimone col suo bel faccione da buffet. “Pazienza, sarà per la prossima volta…”, aveva commentato a chi le chiedeva un parere. “Scusi signora, ma come smaltisce la stanchezza di un anno di tivvù?”. “Non dimentico di essere una giornalista. Per rilassarmi d’estate amo molto scrivere. Ogni volta che vado in vacanza infatti, scrivo un sacco di cartoline a tutti i miei amici…”. “Ah, capisco…”, aveva tagliato corto l’incredulo intervistatore. Nella vita di un uomo innanzitutto vengono i figli, poi l’amante, il cane fedele ed infine la moglie. In quella di una donna invece, le scarpe, le creme ed il tè con le amiche. Nella vita di Bruno Vespa ed Anna La Rosa, innanzitutto c’erano Fini, Berlusconi, Rutelli e Fassino. Ecco il segreto del loro successo. Vespa e La Rosa, avvicinando i due cognomi, si sarebbe potuta tentare una singolare impollinazione. Chissà che fiore ne sarebbe venuto fuori. Secondo me un fiorone!

E tornando dalle nostre parti, dopo che a Porto Cesareo era stata decisa la costruzione di una statua ad immagine e somiglianza di Manuela Arcuri ed a Torre a Mare ne era stata inaugurata una con la faccia del sindaco Di Cagno Abbrescia, era scoppiata la moda di erigere statue ispirate a politici e vip famosi. Ad Otranto ad esempio, per il monumento al vino salentino, ci si era ispirati all’onorevole Buttiglione. Non tanto per il suo cognome quanto per il fisico, tant’è che si era eretto un suo busto a forma di damigiana. A Bari al Policlinico, per il mausoleo al malato, s’era scelto come modello l’assessore alla Sanità Mazzaracchio mentre paga il ticket allo sportello. Sempre a Bari, per il monumento alla tolleranza, era passata l’effige del senatore Bucciero mentre vomita pensando al gay pride dell’anno prossimo in città. A Lecce, per il ricordo ai caduti, l’icona di Alberto Maritati andava più che bene. A Maglie infine, per il tempio all’Acquedotto, una statua del neo direttore dell’Ente Gabbuti mentre tenta di perdersi in un bicchiere d’acqua, ma non ci riesce perché il bicchiere è vuoto a causa della siccità. La Basilicata c’aveva subito copiato l’idea ed a Potenza, per celebrare la giornata dell’onestà e della trasparenza, avevano eretto una scultura che raffigurava tutti i funzionari dell’Inps acchiappati con le mani nel sacco. Del resto, con quello che sono le pensioni oggi come si poteva dare torto a quei signori dalla faccia di bronzo che avevano solo pensato di assicurarsi una vecchiaia senza problemi?

Infine la Ferrari aveva espugnato Silverstone: la cattedrale della velocità, il battistero dei piloti, il duomo delle scuderie inglesi. Lode a Schumacher, Barrichello, Ross Brown e Jean Todt. Quando si dice il made in Italy.

Antonio Stornaiolo