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Continuiamo
a scroccare dalla Gazzetta del Mezzogiorno
(
www.gdmland.it
)
gli
articoli di Tata
(Antonio
Stornaiolo)
Questo
è di qualche settimana fa, poichè Antonio ora è in vacanza con la
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alla faccia nostra...
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Cemento Armato
di Antonio Stornaiolo
“Sono orgoglioso, significa che fanno bene il loro lavoro”, così aveva detto il sindaco di Milano Albertini dopo aver beccato, da un vigile della sua città, un verbalazzo di 32 euro per sosta vietata. “Per carità, i ghisa milanesi sono inappuntabili –subito aveva replicato Di Cagno Abbrescia da Bari-, ma pure i nostri chiummi baresi non scherzano“. Anzi, per non essere da meno, piccato nell’orgoglio dall’efficienza meneghina, aveva convocato il comandante Marzulli affinchè per un giorno intero una pattuglia di vigili lo seguisse passo passo per multarlo ad ogni sua minima infrazione se mai avesse trasgredito. “Come un cittadino qualunque, va bene?”. A fine giornata Simeone era esausto. Al diavolo Albertini! La pattuglia al seguito era stata fin troppo zelante, a dir poco petulante. Specialmente quei robot fatti a persona degli ausiliari del traffico. Pronti a fiatare nel fischietto ad ogni cazzata, e specializzati nel compilare verbali prima ancora che il malcapitato automobilista compiesse l’infrazione. “Mò e chi siete dei maghi?”. Sembrava che le multe fossero studiate a tavolino, come se a fine turno ogni agente dovesse tornare al comando con un tot numero di verbali necessari a raggiungere un determinato fatturato. Manco i magliari di una volta. Tant’è che lo stesso primo cittadino non aveva retto a quello stress circolatorio. I commercianti del murattiano ed i frequentatori del centro cittadino avevano cominciato a sperare: “Chissà se adesso che c’è passato pure lui non cambi finalmente qualcosa, a cominciare dai parcheggi”.
In ogni caso Simeone sempre più somigliava al vate Berlusconi, a cominciare dalla politica estera. Se il nostro premier andava in visita da Putin in Russia infatti, Simeone riceveva a palazzo di città il sindaco di Skopje. Entrambi –era evidente- puntavano al corridoio numero otto, necessario –come dire- per allargare la casa delle libertà anche ad est. Certo che però faceva un certo effetto vedere il cavaliere a contatto con i bolscevichi. Nella terra del comunismo poi, c’era andato indossando una tenuta informale. Via lo squadrato doppiopetto e largo al maglione blu ed al giubbotto in tinta. Un modo come un altro per andare incontro all’interlocutore che –invece- si era presentato in abito scuro con tanto di cravatta scocchiata. A palazzo si mormorava che la stessa tattica sarebbe stata adottata per l’incontro con i sindacati. Tempo brutto persistendo infatti, Berlusconi si sarebbe presentato all’appuntamento con la triplice nientepopodimeno che in eschimo. “Lo so, l’abito non fa il monaco –aveva confidato al fido Letta-, ma aiuta a stabilire un contatto, eppoi per l’articolo diciotto questo ed altro”.
Ed a proposito di abbigliamento, quella settimana i giornali scandalistici avevano pubblicato numerose foto di Raoul Bova negli spogliatoi dopo una partita di calcetto. Solo che il figo, sapendo di essere spiato, non si era mai scoperto più di tanto, ed addiritttura aveva fatto la doccia del dopo partita con le mutande, per non farsi immortalare con il fagiolino in bella vista che proprio non gli andava di mostrarlo a tutti. Lo stesso aveva fatto l’assessore regionale Mazzaracchio. Solo che invece del fagiolino, con una cuffietta l’assessore si era coperto la testa, per non far scoprire a nessuno cosa gli passasse per la mente a proposito del famigerato 118. Voleva che il piano sulle emergenze fosse una sorpresa per tutti, a cominciare da quei ragazzacci dell’opposizione che sempre da dire tenevano. Come quando, a causa dei tagli all’assistenza sanitaria, erano diventate a pagamento alcune medicine. La sinistra aveva immediatamente dato la colpa dello sfascio alla destra, che a sua volta aveva prontamente respinto l’accusa rimandandola al mittente. La verità era che ormai prima di ammalarti dovevi esibire il setteequaranta (mò lo chiamano unico), altrimenti al pronto soccorso manco ti controllavano la pressione. Per non parlare delle attese. “Con le cellule staminali è possibile la ricostruzione del cuore –aveva detto un pensionato intervistato da una tivvù locale-, bene. E per il fegato che rimedio c’è? Che ce lo stiamo a rovinare con tutto il veleno che facciamo ogni volta che dobbiamo fare una visita specialistica!”. Il direttore sanitario –prontamente giunto sul posto- pur sorridendo alla telecamera, con calcetti ben assestati aveva cercato di zittire l’anziano, ma ormai il pensionato era un fiume in piena. Tutto intorno il solito odore di cime di rape stufate. Souvenir du Policlinicò.
E l’opposizione? Cosa faceva l’opposizione? Purtroppo era distolta dallo sfascio di numerosi consigli comunali in cui era in maggioranza, amministrazioni che si scioglievano come neve al sole a causa di beghe interne e patetici interessi di bottega. Tant’è che il direttorio dell’Ulivo, per porre fine a questa figuraccia pre elettorale, aveva deciso che i cosiddetti scassagiunte sarebbero stati espulsi dalla coalizione ormai risicata e prossima alla fetecchia. Insomma tra gli alleati del centrosinistra c’era ormai un rapporto di amore ed olio. Roba da frantoio.
Ed arriviamo al pranzo offerto dal sottosegretario Viceconte al presidente Fitto. Si dice che per tutto il convivio entrambi non avessero fatto altro che scambiarsi cerimonie e cortesie: “Raffaele, ancora un bicchiere di vino?”, “No Guido, ti ringrazio, ma preferisco l’acqua”, “E lo so che preferisci l’acqua, chitebbive!”, “Cosa?”, “Niente caro, buon appetito”.
Ultimissima. Quella domenica a casa di Antonio Matarrese c’era molta mestizia. Il genero, palestinese, era molto triste per la sua gente. Giusto. Vedendolo così, Tonino non aveva resistito. Si era alzato da tavola ed era andato nel suo studio a fare un paio di telefonate. Dopo manco mezz’ora a Tel Aviv si era aperto un cantiere proprio in faccia alla casa di Sharon. Obiettivo: costruire Punta Perotti tale e quale a quella di Bari. Sharon, appena appresa la notizia dal mossad, aveva dichiarato in piena crisi di nervi: “No, Punta Perotti no, è troppo. Mi arrendo, chiamate Arafat. E’ giunto il momento di sedersi attorno ad un tavolo. Meglio lo stato palestinese a pochi chilometri da qui che stò mambrone davanti agli occhi ogni mattina”. Insomma Tonino, era riuscito dove anche Bush aveva fallito.
Quando si dice il cemento armato.
Antonio Stornaiolo
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