Da quando l'ambasciatore americano in visita a Bari lo aveva pubblicamente paragonato al presidente Bush, Di Cagno Abbrescia si era montato la testa.
O meglio, lusingato dall'accostamento, aveva deciso di emulare in tutto e per tutto l'uomo più potente della terra. Perciò, smessi i panni da dinamico primo cittadino in abito ed auto blu, Simeone si era dato un nuovo look made in Usa.
Adesso andava in giro a cavallo, vestito da sceriffo, con tanto di camperos con gli speroni ai piedi, cappellaccio a falde larghe in testa, jeans e giubba di iuta con la stella di latta in petto.
Da lontano sembrava Tex Willer, l'eroe del West. Da vicino i ragazzi lo scambiavano per un p.r. e gli chiedevano i pass a gratis per le discoteche.
Anche i suoi più stretti collaboratori si erano dati una mossa. La Colafati ad esempio, fino a ieri rigoroso capo di gabinetto in tailleur Chanel e foulard Hermès, adesso indossava una gonna lunga da sciantosa, polacchini col tacco a punta e camicetta con vistosa scollatura; come Jane Russel in Il mio corpo ti scalderà.
La rivoluzione di costumi aveva toccato anche la Giunta. La Filipponio se ne andava in giro come Calamity Jane, l'assessore Doria come il mitico Cavallo Pazzo e l'assessore al Traffico Michele Roca come il bandito Jesse James, ovvero nascondendosi per non farsi riconoscere dai cittadini. Per non parlare del comandante dei Vigili Urbani Marzulli che ormai, in mimetica e cappellino militare, pareva Colin Powell a Japigia.
Anche lo stemma era cambiato: a strisce bianche e rosse come nella bandiera americana, con al posto delle stellette le orecchiette per indicare i quartieri.
A proposito di orecchiette. L'ambasciatore americano aveva dimostrato di andarne ghiotto.
Così alla partenza il nostro sceriffo gliene aveva regalate tre chili: "Uno a lei e due al presidente".
Insieme ad una busta di taralli all'olio prodotti dal figlio e peraltro molto buoni.
Intanto nel mondo si diffondeva la notizia dell'ingresso della Russia nella Nato.
Era finita la guerra fredda fatta con i bottoni delle testate nucleari, erano finite le guerre lampo fatte per le cerniere di divisione tra uno stato e l'altro.
In Italia invece ci si preparava a votare per le Amministrative.
Se il presidente dell'Inter Moratti s'era sfogato con i giornalisti dicendo che era stanco di perdere, figurarsi il presidente dei Diesse Massimo D'Alema che già c'aveva l'amaro in bocca pensando ai risultati del 26 maggio.
Anche in Puglia numerosi duelli erano in atto per la conquista della poltrona di sindaco.
Alcune di queste sfide erano quantomeno imbarazzanti. Come a Rignano Garganico, dove erano state siglate delle alleanze a dir poco originali: da una parte i berlingueriani pappa e ciccia con Aenne e Cicciddì, dall'altra i Fassino boys inciuciati con Forza Italia. Cos'era, un illuminato laboratorio politico o -come al solito- un oscuro casino levantino? Mah, chi lo sa.
E che dire poi di Santeramo in Colle, dove i candidati sindaci erano addirittura sette, con una schiera di quattrocentodue aspiranti consiglieri.
Praticamente due, tre per ogni famiglia. Ragion per cui i comizi nella cittadina murgiana si tenevano nei tinelli delle case, per convincere il nonno a votare il cognato anziché il nipote.
Pure a Barletta si sarebbe andati alle urne e la disfida era tra l'uscente Salerno, il corrente Mennea ed il fiorente Terrone.
Tutti in città davano per scontato il ballottaggio, con l'uomo della Margherita che al secondo turno avrebbe ceduto il posto ed i voti a Salerno, come Barrichello in Austria con Schumacher.
Sulla qual cosa un po' tutti ci eravamo chiesti se fosse stato morale ed etico adottare quella strategia da parte della Ferrari.
Interrogato sull'argomento, anche l'assessore regionale Marmo aveva detto la sua.
"Assessore, lei elogia i secondi che si sacrificano per i primi?".
"Bah, dipende dalla cucina. In ogni caso, a volermi sbilanciare, trovo che la braciola di cavallo al ragù non abbia paragoni e perciò non meriti d'essere sacrificata per un piatto di maccheroni".
Il cronista -esanime- si era accasciato al suolo.
E se nelle sale cinematografiche stava per cominciare la sfida tra L'Uomo Ragno e Star Wars atto secondo, a Lecce era in atto da tempo il confronto tra Alberto Maritati ed Adriana Poli Bortone.
Entrambi nei dibattiti pubblici si davano del tu arrivando spesso ai ferri corti ma, sia l'uomo di Pellegrino che la Prof.ssa di Latino e Greco, tutto sommato tenevano un atteggiamento di reciproco rispetto.
Stavano al gioco insomma, ma senza esagerare.
Fair Play, please. A Brindisi invece, mentre il candidato sindaco di Forza Italia Giampaolo Zeni era stato lasciato solo pure da Berlusconi, l'altro, il sindaco uscente Giovanni Antonino, era dato dai sondaggi come super favorito.
Tant'è, che avendo già la vittoria in tasca in città, aveva cominciato a fare campagna elettorale anche in Grecia ed in Turchia con il proposito di annetterle al territorio comunale brindisino.
"Venite con noi, sarete trattate come le nostre attuali frazioni di Torchiarolo e Sant'Elia. Ho in mente per voi grandi progetti di valorizzazione del territorio".
Ad esempio avrebbe venduto il topkapi, diamante d'inestimabile valore, e con il ricavato avrebbe allungato le banchine del porto fino all'estrema punta della penisola macedone.
Il Partenone poi, lo avrebbe adattato a sala per ricevimenti e matrimoni. Ottanta euro a persona, con l'antipasto di crudo, gli addobbi floreali, il filmino e l'albun delle foto compresi. "Avremo prenotazioni da tutto il mondo".
I greci ed i turchi avevano accettato.
Certo non era l'impero ottomano di una volta, ma sempre meglio della Nato e dell'Unione Europea.
Eppoi Antonino con quei baffozzi pareva uno di loro, altro che Prodi e la sua faccia da tortellino. C'era poi un'altra singolar tenzone nella regione. Tra Marianna Scarci da Taranto e Leo Fumarola da Villa Castelli.
In palio non c'era la fascia tricolore da primo cittadino, ma la prima posizione in Saranno Famosi, programma cult della tivvù premiato anche con il Telegatto.
A proposito di animali. La vera notizia era arrivata dalla Valle d'Itria. "Pochi maiali -avevano detto allarmati gli allevatori-, è in pericolo la produzione del capocollo di Martina Franca". Questo sì che era un problema da porci.
Quando si dice il salame.
Antonio Stornaiolo