“Attenti ai brogli”, aveva detto ai suoi candidati Silvio Berlusconi alla vigilia delle elezioni amministrative, “Attenti a come li fate, specialmente voialtri lì in Sicilia”, aveva prontamente aggiunto il suo delegato agli enti locali.
Scherzi a parte, ancora una volta il cavaliere aveva esagerato gridando al complotto ordito dai soliti bolscevichi brutti e cattivi ai danni di Forza Italia.
Si vede che qualche sondaggio, di cui andava ghiotto, gli aveva evidenziato che così facendo avrebbe ancora intercettato il voto di qualche indeciso. Insomma, esaurita la storiella della malafede nei suoi confronti da parte degli organi di informazione, sgonfiata la panzana del riformismo fiscale etico ed egualitario, al leader di Arcore non era rimasto che attribuire ad una sinistra già di suo lacerata e caciarona, la responsabilità di falsare le votazioni. Cheppoi a pensarci bene, ma come era ipotizzabile che un centrosinistra manco capace di serrare le fila e fare fronte unico, avesse trovato il modo ed il tempo di architettare una simile truffa a livello nazionale? Ma se non riusciva a fare le cose normali, figuriamoci quelle straordinarie! Un pallone, il cavaliere aveva gonfiato un pallone. L’ennesimo.
Accadeva che il nostro premier, stanco e stressato, appena i Vito ed i Bonaiuti non lo marcavano stretto ai fianchi, cominciasse a sparare cannonate. Vedeva un microfono ed una telecamera nelle vicinanze? Bene, apriva i rubinetti ed iniziava ad allagare l’opinione pubblica di pericolose esternazioni che manco il Cossiga picconatore dei tempi d’oro.
La verità era che, da quando Cofferati aveva stretto il patto d’acciaio con Michele
Santoro, il cavaliere la notte dormiva poco e perciò l’indomanimattina tutto attaccato come gli occhi ancora del sonno, era sfatto e stordito. Non che avesse paura di perdere consensi, il contrario, tutti sapevano che Santoro non faceva che aumentare le adesioni a suo favore, ma ciò che gli dava fastidio è che qualcun altro della tivvù passasse alla politica. Un gesto che avrebbe voluto solo suo per sempre. Memorabile.
Così chiamato il consigliori Gianni Letta, aveva concordato con lui il da farsi.
“Dunque, da qui a tre mesi anche gli artisti della nostra scuderia entreranno in politica occupando posti di rilievo e strategici. Se non dovrò essere più il solo, che almeno mi ritrovi accanto dei fedelissimi. Eppoi quanto potrà durare la politica imprenditoriale? C’è bisogno di tornare agli ideali di una volta, largo perciò ai saltimbanchi, ai nani ed alle
ballerine”, estetica politica tanto cara ad un mio grande ed indimenticato amico.
Tra l’altro, se non mi decido a risolvere il conflitto d’interessi, è possibile che qualche giudice –prima o poi- Mediaset me la tolga per davvero, perciò è bene che cominci a sistemare stè brave
persone”.
Furono anche fatti dei nomi. Raimondo e Sandra ad esempio, beniamini incontrastati dell’italica platea televisiva, avrebbero preso il posto di Carlo Azeglio e della Signora Franca. Il set di Casa Vianello sarebbe stato spostato nel Quirinale e le registrazioni sarebbero proseguite tra arazzi, divani damascati e tricolori d’epoca. Alla fine di ogni puntata, tormentone divino, Sandra come al solito si sarebbe agitata sotto le coperte e Raimondo avrebbe fatto la faccia stranita. La stessa con la quale avrebbe pronunciato il discorso agli Italiani la sera della vigilia di Capodanno. Uno spasso.
Iva Zanicchi invece, si sarebbe occupata di cultura e pubblica istruzione al posto della Moratti, donna dal cipiglio troppo severo. La Iva infatti, carnosa, solare e generosa, prima avrebbe deliberato l’adozione dell’emiliano come seconda lingua in tutte le scuole di ogni ordine e grado, eppoi avrebbe dato vita ad una riforma dei cicli bella fuori e buona dentro, come i tortellini di cui era cuoca sopraffina.
In Parlamento poi, sarebbero stati candidati come deputati tutti i ragazzi di Saranno Famosi con in testa l’algida Maria De Filippi, fredda ed essenziale come un gelato al limone.
Che pacchia. Infine all’immarcescibile Mike Bongiorno sarebbe toccata la Farnesina. Come ministro degli esteri andava benissimo. Non solo perché parlava l’americano –conditio sine qua non per contare qualcosa al tavolo delle trattative mondiali- ma soprattutto perché, nei momenti di pausa dei vari summit, avrebbe potuto intrattenere capi e ministri di stato con domande e quiz di cultura generale.
Sottosegretario, con la mansione di girare la ruota della fortuna
internazionale, la valletta a vita Miriana Trevisan.
Altro che quel ciccione presuntuoso di Orlando.
Italy’s way at its best.
E così dopo la grandeur francese, lo snobismo inglese, l’efficienza teutonica ed il sangue caliente spagnolo, si sarebbe data la stura ad un altro luogo comune che voleva gl’Italiani nati per recitare e fare il teatrino. “E’ questa l’Europa che vogliamo, salda ed unita, ma rispettosa delle diversità
nazionali”, avrebbe commentato Prodi e tutti si sarebbero affrettati a salutarlo prima che perdesse del tutto conoscenza.
A proposito, anche il sottosegretario Viceconte, luogotenente del cavaliere dalle nostre parti, fu interpellato affinchè realizzasse la stessa cosa anche in Puglia. Gli fu consigliato di reclutare la maggior parte dei comici locali –da sempre disposti a tutto- e di presentarli come candidati alle prossime amministrative.
“Ma le liste sono già chiuse”, aveva fatto notare il sottosegretario;
“Non c’è problema, riaprile”, gli fu risposto. Col risultato che molti politici di professione, già sicuri di accomodarsi su qualche poltrona importante, si ritrovarono dalla sera alla mattina senza un fico di prospettiva futura.
Scalzati da questi nuovi arrivati, non rimasero loro che due alternative: o con la benedizione dell’alleato Bossi aprire un eros center approfittando della “forza lavoro” albanese che da queste parti non mancava di certo, o andare in qualche tivvù locale –una qualsiasi, tanto erano tutte uguali- a raccontare barzellette, come avevano già fatto per tanti anni con gli elettori.
Quando si dice il tempo comico innato.
Antonio Stornaiolo