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Continuiamo
a scroccare dalla Gazzetta del Mezzogiorno
(
www.gdmland.it
)
gli
articoli di Tata
(Antonio
Stornaiolo)
Questo
è di qualche settimana fa, poichè Antonio ora è in vacanza con la
famiglia...
alla faccia nostra...
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MALEDETTO A ME ED ALLA VERANDA
di
Antonio Stornaiolo
Scusandomi con i lettori per la
“specificità” dell’argomento, e promettendo loro di “universalizzare”
già dalla prossima settimana, dedico comunque questo spazio alla lettera
ricevuta dal Signor Michele Mataserre di Bari.
Gentile Signor Tonio,
ci voglio raccontare a lei ed a tutti i
lettori, di questa storia di vita personale che la dice lunga su come
non si può stare mai tranquilli neanche a casa sua, che in questo caso
sarebbe la mia.
Abito, infatti, in un appartamento che tiene l’affaccio sul mare grazie
ad una bella e spaziosa terrazza. Un po’ di anni fa ebbi a pensare di
costruire, su questa terrazza, una veranda in modo da potermi godere il
panorama al calduccio anche durante la brutta stagione.
Non l’avessi mai fatto: maledetto a me ed alla veranda! Ma procediamo
con ordine. All’inizio chiamo il mio progettista di fiducia, il Dr.
Lorenzo Inclinato, e ci faccio fare i disegni che poi mi vengono
regolarmente approvati dal vecchio amministratore e da tutto il
condominio in cui abito.
Approfittando di questi lavori, inoltre, acquisto anche un’altra
terrazza accanto alla mia che, essendo inutilizzata, il condominio mi
cede ben volentieri pur sapendo cosa sto per farne. Intanto, cambia pure
l’amministratore. Anzi più di uno. Finalmente gli operai vengono a casa
e cominciano a costruire.
Nessun problema. Dopo un po’ già sono erette le strutture portanti.
Nessun problema. Ormai la veranda prende forma e si vede anche da
lontano. Nessun problema. Addirittura un mio conoscente che abita
vicino, in un palazzo giallo, mi fa i complimenti per il progetto che
sto realizzando. Preso dall’entusiasmo allora, già faccio degli inviti
agli amici della comitiva per invitarli a stare sulla mia terrazza la
prossima stagione invernale. Loro, fiutando l’occasione di passare delle
belle serate, accettano con largo anticipo di partecipare a queste
feste.
Qualcuno di loro già mi dà -come dire- una caparra, una quota di
partecipazione; qualcun altro già mi fa il regalo e qualcun altro
ancora, invece, compra già lo champagne e lo mette nel congelatore.
Manco a farlo apposta anche l’ultimo amministratore di turno accetta
l’invito dicendo che verrà a stare sulla terrazza verandata molto
volentieri. Intanto i lavori continuano tra l’indifferenza generale di
tutto il condominio, anche perché, ce lo ripeto, tutti i permessi sono
in regola. Ormai ogni abitante del mio quartiere sa cosa sto facendo.
La zona, grazie alla mia veranda, sta acquistando importanza. Per questo
di lì a poco viene presentato un progetto che prevede di rendere più
agevole la strada sotto casa e di costruirci proprio davanti, penzate un
po’, un porto turistico. Per fare ciò, si prevede di guadagnare spazio
riempiendo di terra una parte di mare. In questo modo, tra l’altro,
vedendo la mia abitazione da lontano, non sembrerà neanche più vicino al
mare, ma spostata un po’ più all’interno. Mi hanno detto che così è
meglio, perché non dò fastidio alla visuale… Poi un brutto giorno,
mentre il grosso dei lavori è già fatto e agli operai già ci ho dato un
bel po’ di soldi, un mio vicino di casa dice che per colpa della mia
veranda ci sto rubando a lui e a tutti quanti gli altri l’aria e
l’orizzonte. Io ci dico: “E mò te ne vieni?”.
Per tutta risposta dopo un mese tutti i miei vicini stanno a protestare
contro di me, tutto il centro residenziale insorge contro la veranda che
tra l’altro dicono che l’ho fatta troppo alta. Dopo un anno tutta la
città dice che quella veranda la devo buttare giù che è una vergogna e
che pare un ecomostro! Ma come - ribatto io- c’ho tutti i permessi!
Niente da fare. Dicono che ho imbrogliato le carte e che quella
saracinesca sul mare la devo demolire al più presto. Mè -rispondo io-
l’avete voluto voi: mettiamo in mezzo quaccuno. La prima volta l’arbitro
mi dà ragione e dice che non è colpa mia, poi cambia idea e dice che
pure se non è colpa mia, la veranda non è più mia, ma
dell’amministratore del palazzo che insieme agli altri condomini
deciderà cosa farne.
Ma insomma, signor Tonio, ci sembra giusto questa presa per il fondello?
Che significa che non c’ho colpe eppure mi frecano la veranda? Ho
sbagliato o non ho sbagliato? Chi me lo ridà a me il tempo ed i denari
che ebbe spesi? Senza contare che i miei amici che avevo invitato a
cena, mò vogliono i soldi indietro… anzi adesso che ci penso, anch’io
rivoglio i soldi buttati. Me li devono ridare l’amministratore ed il
condominio, dopodichè decidessero lui cosa vuole fare della veranda: se
tenersela o buttarla giù. Insomma signor Tonio, tengo torto o ragione in
questa storia? La prossima volta i permessi invece che al condominio a
chi li devo chiedere, al giornalaio che stà sotto a casa? Che poi che me
ne frega a me del mare d’inverno, che quando voglio me ne vado a Cassano
alla mia villetta a respirare l’aria pulita. Ancora grazie e tante cose
a lei e a chi per lei.
Cosa vuole che le dica signor Mataserre,
dopo il Fuenti sulla Costiera Amalfitana, dopo le Villette nella Valle
dei Templi, adesso è la volta della sua Costruzione sul Lungomare di
Bari. Chi lo sa nel suo caso come andrà a finire… Rimarrà là? La
butteranno giù? Comunque vada, le consiglio di continuare a “piangere” e
lamentarsi: vedrà che così facendo tutti gli altri condomini saranno
costretti a commuoversi e forse senza neanche saperlo, per mano
dell’amministratore, le restituiranno tutti i soldi spesi. Perciò si
tranquillizzi e pensi a… Cassano.
Antonio Stornaiolo
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