A CHE GIOCO GIOCHIAMO

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di Antonio Stornaiolo

 

Quello che segue è un articolo scritto da Tata ( Antonio Stornaiolo ) per la Gazzetta del Mezzogiorno di Domenica 24 Febbraio.

Ce lo ha mandato lui stesso, l'abbiamo letto e siccome ci è sembrato interessante e soprattutto divertente abbiamo deciso di pubblicarlo... 

 

PS:  Se volete scrivere ad Antonio Stornaiolo mandate una mail a bengodi@iol.it , penseremo noi a girargli la mail...


Dopo il primo exploit in Piazza Navona, il fenomeno Moretti si era ripetuto davanti al Tribunale dell'Urbe. Questo strano essere umano, strano perché schietto e sincero, ma anche perché capace di fare girotondi con la palma del Festival di Cannes nella mano destra ed un megafono con le pile scariche nella sinistra, stavolta aveva deciso di partecipare ad una manifestazione per ricordare il decennale di Mani pulite, ipocrita ricorrenza nazionale contro la corrutela imperante nella Milano degli anni ottanta e non solo. 
Già in questa seconda adunata però, la voce di Nanni era mutata. 

Più diretta, meno emozionata, quasi artificiale perchè fatta di parole usate ad etichetta: cioè ponderate e pensate per formare un discorsetto di senso compiuto. Niente a che vedere con il sostanzioso sfogo con il quale una settimana prima aveva letteralmente colpito ed affondato l'intero direttorio dell'Ulivo. 

La Lista Moretti insomma, prima ancora di nascere, era già bella e finita. Meglio così. Il Cinema Italiano si riportava a casa un grande ed il Centrosinistra nostrano si risparmiava un altro bluff alla Di Pietro. 
Ma la voglia di partecipazione popolare ormai c'era e l'idea di cavalcarla faceva gola a molti. Senz'altro a quei signori che a Milano, al Palavobis, si erano dati appuntamento per il "giorno della legalità". Oh, ohooo! Quanti bei nomi si erano presentati; ma quanti brutti pure. Come Carlo Freccero ad esempio, ormai ex direttore di Rai Due che proprio non c'entrava niente. Un movimento antagonista con lui di mezzo sarebbe stato -come dire- masochista; come curare la miopia con un cazzotto negli occhi. 
In ogni caso il girotondo di Moretti intorno al Palazzaccio aveva sciolto i muscoli della protesta pacifica in tutta la Penisola. 

Anche a Bari. 

I Verdi con Vito Leccese e Maria Maugeri avevano organizzato uno sguincio addosso alle palizzate di Punta Perotti; il gruppo di Rifondazione, contro i tagli della Regione alla Sanità, uno strifone in Via Capruzzi; i Diesse, ispirandosi alla loro linea politica, una mosca cieca; quelli di Rinnovamento Puglia uno staccio; i Comunisti Italiani un torneo di mani in petto, solo che al posto delle figurine dei calciatori, avrebbero giocato con le foto degli immobili del sindaco di Bari Di Cagno Abbrescia, che erano un muzzo così; a quelli dello Sdi, dopo essersi contati, parve azzeccato il gioco delle pulci. Mentre tutta la Margherita pugliese, finalmente unita, decise per june mond' a la lune. Ricordate? Dù la figgghie du re…, quatte u battamane… Adesso stava sotto l'ex onorevole Nicola Fusillo, mentre il presidente della Provincia di Bari, Marcello Vernola, gli saltava sopra facendogli la più classica delle padolecchie al volo. 

E la destra? A cosa giocava la destra pugliese che non aveva bisogno certo di manifestare? Ma a burraco, naturalmente. 
Insomma, era nata la protesta giocosa, anche se a molti duri e puri questa nuova tattica sembrava floscia ed ancora più inutile delle precedenti. "Le dimostrazioni, quando sono civili, fanno sempre bene alla Democrazia; è la Democrazia che spesso non fa bene a queste manifestazioni. Rendo l'idea? Pensate a Genova e ditemi se non ho ragione", aveva detto un compagno. Eppoi, a proposito di giustizia e legalità, sarebbe veramente bastato un girotondo per azzerare il conflitto d'interessi del Cavaliere? E quello di Rutelli nell'Ulivo? Essì perché pure Cicciobello stava in una posizione dubbia: "Tu non puoi fare il leader dell'Ulivo ed il presidente della Margherita", gli aveva detto Mastella, senza avere tutti i torti. "E tu ti devi decidere. Cosa vuoi fare da grande?". Così, mentre il nuovo popolo della Sinistra si preparava all'assedio indignato delle sede generale della Rai in Viale Mazzini, Clemente si preparava ad andare a casa Rutelli per smettere di fare il girogiro"tonto" e dirgli: "Uagliò, ccà nisciuno è fesso". 
Ed in settimana c'era stata anche la patetica riunione degli intellettuali italiani voluta da Piero Fassino. Roba da politburo, roba da matti. Anche in questo caso, i dirigenti baresi avevano accettato incondizionatamente la decisione del leader minimo. Per la qual cosa, era stata fissata una bella riunione con l'intellighenzia levantina a casa del vate professor Beppe Vacca. Gli inviti erano stati fatti per le nove. Ingredienti della serata: pantaloni di fustagno, fave e cicorie ed un sacco di chiacchiere per commentare quanto stava accadendo nel resto del Paese; il tutto condito da buon vino rosso delle nostre parti (alla faccia dei vitigni transgenici) e benedetto -si fa per dire- da un bel ritratto di Gramsci sopra alla libreria stracolma di saggi. Alle dieci però, non si era fatto vivo ancora nessuno. Il professore, preso dai morsi della fame, aveva cominciato ad assaggiare la cicoria. Alle undici meno un quarto -accusato il ritardo degli ospiti- aveva attaccato con la fava. A mezzanotte, praticamente satollo e pure sbronzo per essersi calato il bottiglione da due litri del rosso di Andria che manco c'azzeccava con la verdura, aveva detto alla fida Francesca, compagna di tante battaglie: "Secondo me non vengono più". "Lo credo anch'io", aveva risposto l'altra con un certo turbamento nella voce e gli occhi lucidi, come quando aveva visto per la prima volta La Corazzata Potemkin al cineforum di Botteghe Oscure durante la giovinezza di formazione a Roma. Quando il piccì era il piccì, per intenderci. Insomma, gli intellettuali baresi ancora una volta erano venuti a mancare. Tra tutti i giochi dell'infanzia, ormai era chiaro, essi continuavano a preferire il nascondino. 
Chiudo con un pensierino sul Calcio, che pure un gioco è. La Lazio due anni fa viene quotata in Borsa e vince il campionato. Poi l'anno scorso è la volta della Roma, stessa cosa: prima la Borsa poi lo scudetto. La Juve -come saprete- affronta questa stagione dopo essere entrata da poco in Piazza Affari. 

Perciò vi chiedo: secondo voi, chi vincerà lo scudetto quest'anno? 
Quando si dice il fantacalcio. 


Antonio Stornaiolo