Home Su L'estate dei bellimbusti Cemento Armato Moretti e le reazioni in Puglia Con gli occhi addosso Pasqua 2002 Un posto nel tuo cuore Zero a Zero Un amore così Tutti da Simeone Risate a denti stretti Rai Lottizzata Maledetteo a me e... La sai l'ultima? Duelli al sole Il Corteo Storico

 

Continuiamo a scroccare dalla Gazzetta del Mezzogiorno 

( www.gdmland.it )

gli articoli di Tata 

(Antonio Stornaiolo)

Questo è di qualche settimana fa, poichè Antonio ora è in vacanza con la famiglia...

alla faccia nostra...

 

 

 

Per commenti, complimenti e insulti potete scrivere a redazione@bengodi.org oppure intervenite nel nostro Forum 

 

 

LA FACCIA GIUSTA

di Antonio Stornaiolo


“La Rai lottizzata? Ma non diciamo fesserie…”. Così aveva detto qualcuno durante la sofferta trattativa per la designazione del nuovo Cidia dell’Azienda di stato per le telecomunicazioni. Eppure, a pochi giorni dalle avvenute nomine, da Baldassare in poi, stavano cambiando a cascata tutti i dirigenti. 

Un “cambio della guardia” in fondo tranquillo, lontano dalle polemiche, costruito su un sano principio di alternanza e perciò al netto di purghe ed epurazioni. 

Un meccanismo di rotazione, insomma, dove a cambiare sarebbero stati i fondoschiena, perché le poltrone invece, sarebbero rimaste sempre quelle. 

Come su una giostra, dove le macchinine –pur girando- stanno ben salde e fisse alla pedana ed a cambiare sono solo i culetti dei bambini che ci vanno sopra. 

Così la Rai appunto, come una giostra che gira, che gira e che va.
E l’effetto era arrivato anche nella periferia dell’impero, ovvero anche nella sede regionale pugliese, dove tutto era pronto per officiare il rito di sostituzione del capo redattore. Chi avrebbe preso il posto di Federico Pirro, attuale capo branco della testata locale, ma inviso al governatore Fitto per alcune scaramucce elettorali? 

“Per carità –aveva dichiarato con charme il giovane presidente senza alcuna intenzione di scoprire le sue carte-, lu Pirro è nù grande professionista, può rimanere a lu posto suo per altri scent’anni… a me l’unica cosa che mi turba è la sua faccia, ma l’avete notata la faccia? Cu chiddi baffòni pare a vedere lu Stalin da giovane, non sai? A me mi mette nu picca d’ansia quando lo vedo, ma per carità eh, faci bbene lu mestiere suo, continuasse, ca io continuio lu mio…". 

Come dire che andava trovato un sostituto… almeno per la faccia. Tra i papabili s’erano fatti i nomi di due fuoriclasse dell’informazione pugliese. Il mite, ma coriaceo Raffaele Nigro, portatore sano di uno spirito lucano libero ed indipendente, gran conoscitore dell’animo umano, praticamente una vita passata a scrivere di Sud, a Sud, da Sud, per il Sud, del Sud e tutte le altre particelle semplici e composte messe insieme. 

Lui la faccia ce l’aveva eccome, con la saggia barba dell’esperienza e gli occhi curiosi per ciò che lo circonda. 

L’altro, l’antagonista, era l’eclettico e modaiolo Beppe Capano, barese purosangue, gran conoscitore di sport e belle femmine. Indomito viveur della baribainait, posatore di rango, era nel guinness dei tiratardi perché capace di fare l’alba rimanendo appoggiato al bar di un privè con nella mano destra un “baby” liscio ed una marlboro fumante. Anche lui presentava una bella faccia: sempre abbronzata e con due occhi languidi e bovini, forniti di due borse piene di mestiere e sana ironia, qualità indispensabili per fare il capo. Insomma, i pretendenti erano degni del subentro. 

Lo stesso Pirro, per niente preoccupato di lasciare la stanza dei bottoncini pugliese, anche perché già pronto a manovrare quelli della vice direzione nazionale, dicevo nemmeno lui sapeva scegliere tra i due. “Ma come si fa, per me Raffaele e Beppe sono due compagni –ops- scusate, sono due amici di sempre, proprio non saprei…”. 

E la stessa redazione di Via Dalmazia era indecisa. 

Certo, i Bruno, i Gorgoni, gli Altomare, le Caccavo avevano una certa simpatia per l’uno, mentre i Carbone e le Matarrese l’avevano per l’altro, ma niente di più: semplice simpatia. “La verità è che a noi non importa chi sia a comandare, l’importante per noi è che sia capace di dare una rotta a questa barca, una meta dove andare, un porto sicuro dove mettersi alla fonda e lavorare”, aveva detto uno di loro, Michele Peragine. Già lavorare, chè le notizie certo non mancavano. Solo nell’ultima settimana ne erano venute fuori a bizzeffe. Tutte notizie più che da testata locale, da tuzzo diffuso vicino al muro. Come ad esempio la clamorosa inchiesta sui fondi comunitari e regionali. 

Uno scandaloso pentolone scoperchiato dal piemme Rossi che dentro c’aveva trovato fior di mazzette, fotocopie pagate a peso d’oro e consulenti da un milione a lezione. Praticamente una maxi truffa da otto miliardi perpetrata ai danni della formazione d’eccellenza e della Comunità. 

E poi c’erano stati i tagli economici all’assistenza sanitaria regionale, per cui alcune medicine erano diventate a pagamento. 

La Sinistra aveva immediatamente dato la colpa dello sfascio alla Destra, che a sua volta aveva prontamente respinto l’accusa rimandandola al mittente. 

La verità era che ormai prima di ammalarti dovevi esibire il setteequaranta (mò lo chiamano unico), altrimenti al pronto soccorso manco ti guardavano. 

Per la qual cosa Rosy Bindi, Livia Turco e Maura Cossutta avevano organizzato un raid sanitario nel policlinico barese. Come dire, tre grazie in mezzo a una disgrazia, stando attente a non essere investite da auto e motorini che –nonostante il divieto di circolazione- continuavano a scorazzare per i viali del nosocomio. Provare per credere. 

Eppoi c’era stata la protesta degli agricoltori per la carenza d’acqua. Per farsi sentire avevano sfilato sotto i palazzi del potere regionale; solo che il vice presidente Copertino neanche li aveva ricevuti, a causa della saudagi tipica brasileira che gli era presa da quando era tornato dal Sudamerica dopo i fasti del Premio Valentino. 

Aveva fatto scalpore anche l’arresto del patron di Telemarket, il miliardario Corbelli, che per farne ancor di più aveva messo in commercio delle false riproduzioni dell’artista Cascella, pace all’anima sua. 

E sempre per soldi, Renzo Piano si era arragato col Comune di Bari per la storia del megastadio. 

La notizia della settimana però, era stato l’arrivo nella nostra regione degli sciagurati clandestini iracheni. Erano stati parcheggiati nella camperopoli all’interno dell’aeroporto militare di Bari Palese. Subito Bossi aveva detto: “E alùr, chi paga il grattino per questa sosta?”. A rispondergli seccamente era stato il presidente Ciampi: “Paghiamo noi, con la grande gioia che solo la solidarietà sa dare”. Il senatùr s’era zittito.
A proposito, oggi è la domenica delle palme, festa di pace e fratellanza. Andare a trovare quei mille sfortunati con un ramoscello d’ulivo in mano non sarebbe una cattiva idea. Che ne dite?
Quando si dice la generosa Puglia.

Antonio Stornaiolo