“La Rai lottizzata? Ma non diciamo fesserie…”. Così aveva detto qualcuno
durante la sofferta trattativa per la designazione del nuovo Cidia
dell’Azienda di stato per le telecomunicazioni. Eppure, a pochi giorni
dalle avvenute nomine, da Baldassare in poi, stavano cambiando a cascata
tutti i dirigenti.
Un “cambio della guardia” in fondo tranquillo,
lontano dalle polemiche, costruito su un sano principio di alternanza e
perciò al netto di purghe ed epurazioni.
Un meccanismo di rotazione,
insomma, dove a cambiare sarebbero stati i fondoschiena, perché le
poltrone invece, sarebbero rimaste sempre quelle.
Come su una giostra,
dove le macchinine –pur girando- stanno ben salde e fisse alla pedana ed
a cambiare sono solo i culetti dei bambini che ci vanno sopra.
Così la
Rai appunto, come una giostra che gira, che gira e che va.
E l’effetto era arrivato anche nella periferia dell’impero, ovvero anche
nella sede regionale pugliese, dove tutto era pronto per officiare il
rito di sostituzione del capo redattore. Chi avrebbe preso il posto di
Federico Pirro, attuale capo branco della testata locale, ma inviso al
governatore Fitto per alcune scaramucce elettorali?
“Per carità –aveva
dichiarato con charme il giovane presidente senza alcuna intenzione di
scoprire le sue carte-, lu Pirro è nù grande professionista, può
rimanere a lu posto suo per altri scent’anni… a me l’unica cosa che mi
turba è la sua faccia, ma l’avete notata la faccia? Cu chiddi baffòni
pare a vedere lu Stalin da giovane, non sai? A me mi mette nu picca
d’ansia quando lo vedo, ma per carità eh, faci bbene lu mestiere suo,
continuasse, ca io continuio lu mio…".
Come dire che andava trovato un
sostituto… almeno per la faccia. Tra i papabili s’erano fatti i nomi di
due fuoriclasse dell’informazione pugliese. Il mite, ma coriaceo
Raffaele Nigro, portatore sano di uno spirito lucano libero ed
indipendente, gran conoscitore dell’animo umano, praticamente una vita
passata a scrivere di Sud, a Sud, da Sud, per il Sud, del Sud e tutte le
altre particelle semplici e composte messe insieme.
Lui la faccia ce
l’aveva eccome, con la saggia barba dell’esperienza e gli occhi curiosi
per ciò che lo circonda.
L’altro, l’antagonista, era l’eclettico e
modaiolo Beppe Capano, barese purosangue, gran conoscitore di sport e
belle femmine. Indomito viveur della baribainait, posatore di rango, era
nel guinness dei tiratardi perché capace di fare l’alba rimanendo
appoggiato al bar di un privè con nella mano destra un “baby” liscio ed
una marlboro fumante. Anche lui presentava una bella faccia: sempre
abbronzata e con due occhi languidi e bovini, forniti di due borse piene
di mestiere e sana ironia, qualità indispensabili per fare il capo.
Insomma, i pretendenti erano degni del subentro.
Lo stesso Pirro, per
niente preoccupato di lasciare la stanza dei bottoncini pugliese, anche
perché già pronto a manovrare quelli della vice direzione nazionale,
dicevo nemmeno lui sapeva scegliere tra i due. “Ma come si fa, per me
Raffaele e Beppe sono due compagni –ops- scusate, sono due amici di
sempre, proprio non saprei…”.
E la stessa redazione di Via Dalmazia era
indecisa.
Certo, i Bruno, i
Gorgoni, gli Altomare, le Caccavo avevano
una certa simpatia per l’uno, mentre i Carbone e le Matarrese l’avevano
per l’altro, ma niente di più: semplice simpatia. “La verità è che a noi
non importa chi sia a comandare, l’importante per noi è che sia capace
di dare una rotta a questa barca, una meta dove andare, un porto sicuro
dove mettersi alla fonda e lavorare”, aveva detto uno di loro, Michele
Peragine. Già lavorare, chè le notizie certo non mancavano. Solo
nell’ultima settimana ne erano venute fuori a bizzeffe. Tutte notizie
più che da testata locale, da tuzzo diffuso vicino al muro. Come ad
esempio la clamorosa inchiesta sui fondi comunitari e regionali.
Uno
scandaloso pentolone scoperchiato dal piemme Rossi che dentro c’aveva
trovato fior di mazzette, fotocopie pagate a peso d’oro e consulenti da
un milione a lezione. Praticamente una maxi truffa da otto miliardi
perpetrata ai danni della formazione d’eccellenza e della Comunità.
E
poi c’erano stati i tagli economici all’assistenza sanitaria regionale,
per cui alcune medicine erano diventate a pagamento.
La Sinistra aveva
immediatamente dato la colpa dello sfascio alla Destra, che a sua volta
aveva prontamente respinto l’accusa rimandandola al mittente.
La verità
era che ormai prima di ammalarti dovevi esibire il setteequaranta (mò lo
chiamano unico), altrimenti al pronto soccorso manco ti guardavano.
Per
la qual cosa Rosy Bindi, Livia Turco e Maura Cossutta avevano
organizzato un raid sanitario nel policlinico barese. Come dire, tre
grazie in mezzo a una disgrazia, stando attente a non essere investite
da auto e motorini che –nonostante il divieto di circolazione-
continuavano a scorazzare per i viali del nosocomio. Provare per
credere.
Eppoi c’era stata la protesta degli agricoltori per la carenza
d’acqua. Per farsi sentire avevano sfilato sotto i palazzi del potere
regionale; solo che il vice presidente Copertino neanche li aveva
ricevuti, a causa della saudagi tipica brasileira che gli era presa da
quando era tornato dal Sudamerica dopo i fasti del Premio Valentino.
Aveva fatto scalpore anche l’arresto del patron di Telemarket, il
miliardario Corbelli, che per farne ancor di più aveva messo in
commercio delle false riproduzioni dell’artista Cascella, pace all’anima
sua.
E sempre per soldi, Renzo Piano si era arragato col Comune di Bari
per la storia del megastadio.
La notizia della settimana però, era stato
l’arrivo nella nostra regione degli sciagurati clandestini iracheni.
Erano stati parcheggiati nella camperopoli all’interno dell’aeroporto
militare di Bari Palese. Subito Bossi aveva detto: “E alùr, chi paga il
grattino per questa sosta?”. A rispondergli seccamente era stato il
presidente Ciampi: “Paghiamo noi, con la grande gioia che solo la
solidarietà sa dare”. Il senatùr s’era zittito.
A proposito, oggi è la domenica delle palme, festa di pace e
fratellanza. Andare a trovare quei mille sfortunati con un ramoscello
d’ulivo in mano non sarebbe una cattiva idea. Che ne dite?
Quando si dice la generosa Puglia.
Antonio Stornaiolo