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gli articoli di Tata 

(Antonio Stornaiolo)

Questo è del 26 Maggio 2002.

 

 

 

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RISATE A DENTI STRETTI

di Antonio Stornaiolo


Presto una dentiera per ottocentomila anziani”.

L’annuncio era stato dato, a nome del governo, dal ministro Sirchia durante un’affollata conferenza stampa, conclusasi con un malcelato brusìo di sorpresa da parte dei giornalisti intervenuti. “La dentiera a gratis, ci mancava solo questa…”, aveva commentato a caldo l’inviato del Manifesto.

“Geniale!”, aveva detto per telefono al suo corrispondente Emilio Fede, che ogni volta che il cavaliere s’inventava una cosa così, ringraziava i santi numi per essere stato messo al mondo. Il giorno dopo a Roma, migliaia di uomini e donne con “le finestrelle in bocca”, componevano una composta ed interminabile fila davanti al Ministero della Sanità.

Tutti in coda per inoltrare la richiesta di protesi dentale.

Tra loro anche una pattuglia di venditori napoletani in trasferta che, fiutando l’affare, s’era presentata con dentiere usate da vendere a chi proprio non avrebbe resistito al supplizio dell’attesa. “Capo, accattatavella; guardate che meraviglia, è bella comme a nù babbà. Mai usata, anzi no, solo una volta da mio nonno Carminiello, per aprire il guscio di una nocella eppoi niente più. Credetemi è come nuova…”.

Ma nessuno -come dire- abboccava; nessuno pareva spaventato dalla salomonica attesa; anzi, il tempo a disposizione pareva a tutti utile per fantasticare sulla nuova vita con la bocca a posto.

“Ma ci pensa -diceva un palermitano al vicino fiorentino-, mangeremo nuovamente con gusto, non ci vergogneremo più (d)i ridere in pubblico, finalmen(t)e pronunceremo ogni parola come si (d)eve, senza sembrare (d)ei marziani”.

Gli stessi (d)en(t)i insomma, sarebbero tornati ad essere denti. Che bellezza!

Poi ad un certo punto si aprì il portone del palazzo ministeriale. Ne uscì un commesso con la faccia appesa che, con imbarazzo, comunicò che c’era stato un disguido. “Il ministro è stato chiaro.

Ha detto una dentiera per ottocentomila anziani. E così è: una, una sola per tutti. Non so se mi spiego. Perciò sarà necessario stabilire dei turni...”.

A molti pensionati venne un coccolone. La coda si sfoltì in un batter d’occhio, mentre i napoletani di prima furono presi d’assalto da decine di novelli compratori decisi ad accaparrarsi quei canini e quei molari di contrabbando a qualsiasi prezzo.

Anche dalle nostre parti i politici locali adottarono la strategia del regalo sanitario. Il sindaco di Foggia Agostinacchio se la cavò con una fornitura di pancierine per concittadini sovrappeso, il presidente della Provincia di Brindisi, Frugis, con dei parrucchini in acrilico che donò a chi ormai si pettinava con la spugna, mentre Di Cagno Abbrescia -senza spendere una lira- prese delle giacche bianche smesse dai camerieri del Palace e le dispensò a tutti i baresi con vistosi problemi di forfora.

Rossana Di Bello invece, regalò un bel paio di occhiali all’allenatore Simonelli ed a tutta la squadra di calcio che quella domenica allo Iacovone si sarebbero giocati il tutto e per tutto per la tanto sospirata promozione in serie B. “Uagniù, nnò ffascite le stuedeche, m’araccumanne”.

Infine un altro sindaco, Laganà da Monopoli, se ne uscì con dei nasi di plastica -tipo quelli dei clown- per tutti coloro che in città tenevano la proboscide generosa e brutta a vedersi. Così, mentre Garzelli andava via dal Giro d’Italia e Vito Ferrara era fuori dal giro della Multiservizi di Bari, nella penisola trionfava l’amore e la solidarietà verso gli svantaggiati ed i bisognosi.

A proposito, nel paese di Pulcinella, dopo manco quarantott’ore, s’era venuto a sapere che dei tre palestinesi esiliati in Italia, uno era stato destinato a barivecchia.

I servizi segreti gli avevano trovato un comodo bivani con affaccio su Piazza Mercantile, il luogo più alla moda della città. Il musulmano, appena arrivato, aveva ringraziato Allah per il miracolo, perché la città in cui era capitato era fantastica.

Poi per prima cosa si era fatto portare una ruota di focaccia del panificio Fiore: la migliore di tutto il bacino del Mediterraneo.

Tant’è che la nomea era arrivata fino a Betlemme. Quindi satollo s’era messo a leggere il Corano. Lo avevano distolto i colombi che al tramonto, come a salutare la sera che arrivava, avevano cominciato a garrire esultanti.

S’era affacciato al balcone, e dopo aver respirato a pieni polmoni la brezza di mare, era tornato nella stanza per pregare. E come dice un antico adagio arabo, lama alruh mertaha alwaqt iamsci besurah, ovvero quando l’anima è in pace il tempo passa veloce, la mezzanotte era arrivata in un battibaleno. Sotto in piazza c’era il gibillero.

Migliaia di giovani a ciacolare e decidere su dove andarsi a perdere nella notte scura. Il palestinese aveva provato a dormire, aveva riprovato, ma non gli era stato possibile. Quel casino lo infastidiva.

Poi era successo l’irreparabile. Erano scoccate le tre all’orologio del Sedile, quando la solita comitiva di birromani buontemponi aveva cominciato un’entusiasmante gara di rutti. Era troppo. “Anaragea ila albet, io me ne torno a casa -aveva detto il mediorientale esausto-; meglio essere braccati dagli Israeliani che sopportare stò bordello sotto a casa…”.

Non per vantarci, ma ancora una volta noi pugliesi ci eravamo fatti conoscere. Prendi ad esempio la mitica Michela Bruni.

La ragazza pugliese nata in quel di Ortanova che, dopo una dimenticabilissima carriera di valletta, aveva cambiato il suo core business e si era data a… insomma, si era data. Specialmente a ricchi sceicchi arabi che, per averla, erano stati capaci di sborsare anche centomila dollari alla settimana. Una cifra da capogiro, capace di tentare molte signorine sempre più avide di shopping selvaggio e vestiti alla moda.

I giornali erano partiti in quarta con i soliti morbosi retroscena sull’argomento, roba pettegola e ficchina per palati pesanti. Qualcuno aveva anche tentato il sondaggio per raccogliere pareri e punti di vista.

Tra gl’interpellati c’era stato anche l’assessore regionale Nino Marmo: “Assessore, una squillo per centomila dollari… che ne pensa?”. “Altro che squillo, io per quella cifra starei al telefono per un mese di seguito senza mai attaccare…”. Il cronista si era accasciato al suolo come un sacco senza niente dentro. Storie di Puglia, alcune belle alcune brutte. Una bella era che Ostuni per l’ottava volta aveva ottenuto la bandiera blu. Complimenti! Quando si dice tutti al mare.


Antonio Stornaiolo