Presto una dentiera per ottocentomila anziani”.
L’annuncio
era stato dato, a nome del governo, dal ministro Sirchia durante un’affollata
conferenza stampa, conclusasi con un malcelato brusìo di sorpresa da
parte dei giornalisti intervenuti. “La dentiera a gratis, ci mancava
solo questa…”, aveva commentato a caldo l’inviato del Manifesto.
“Geniale!”,
aveva detto per telefono al suo corrispondente Emilio Fede, che ogni
volta che il cavaliere s’inventava una cosa così, ringraziava i
santi numi per essere stato messo al mondo. Il giorno dopo a Roma,
migliaia di uomini e donne con “le finestrelle in bocca”,
componevano una composta ed interminabile fila davanti al Ministero
della Sanità.
Tutti
in coda per inoltrare la richiesta di protesi dentale.
Tra
loro anche una pattuglia di venditori napoletani in trasferta che,
fiutando l’affare, s’era presentata con dentiere usate da vendere
a chi proprio non avrebbe resistito al supplizio dell’attesa. “Capo,
accattatavella; guardate che meraviglia, è bella comme a nù babbà.
Mai usata, anzi no, solo una volta da mio nonno Carminiello, per
aprire il guscio di una nocella eppoi niente più. Credetemi è come
nuova…”.
Ma
nessuno -come dire- abboccava; nessuno pareva spaventato dalla
salomonica attesa; anzi, il tempo a disposizione pareva a tutti utile
per fantasticare sulla nuova vita con la bocca a posto.
“Ma
ci pensa -diceva un palermitano al vicino fiorentino-, mangeremo
nuovamente con gusto, non ci vergogneremo più (d)i ridere in
pubblico, finalmen(t)e pronunceremo ogni parola come si (d)eve, senza
sembrare (d)ei marziani”.
Gli
stessi (d)en(t)i insomma, sarebbero tornati ad essere denti. Che
bellezza!
Poi
ad un certo punto si aprì il portone del palazzo ministeriale. Ne
uscì un commesso con la faccia appesa che, con imbarazzo, comunicò
che c’era stato un disguido. “Il ministro è stato chiaro.
Ha
detto una dentiera per ottocentomila anziani. E così è: una, una
sola per tutti. Non so se mi spiego. Perciò sarà necessario
stabilire dei turni...”.
A
molti pensionati venne un coccolone. La coda si sfoltì in un batter d’occhio,
mentre i napoletani di prima furono presi d’assalto da decine di
novelli compratori decisi ad accaparrarsi quei canini e quei molari di
contrabbando a qualsiasi prezzo.
Anche
dalle nostre parti i politici locali adottarono la strategia del
regalo sanitario. Il sindaco di Foggia Agostinacchio se la cavò con
una fornitura di pancierine per concittadini sovrappeso, il presidente
della Provincia di Brindisi, Frugis, con dei parrucchini in acrilico
che donò a chi ormai si pettinava con la spugna, mentre Di Cagno
Abbrescia -senza spendere una lira- prese delle giacche bianche smesse
dai camerieri del Palace e le dispensò a tutti i baresi con vistosi
problemi di forfora.
Rossana
Di Bello invece, regalò un bel paio di occhiali all’allenatore
Simonelli ed a tutta la squadra di calcio che quella domenica allo
Iacovone si sarebbero giocati il tutto e per tutto per la tanto
sospirata promozione in serie B. “Uagniù, nnò ffascite le
stuedeche, m’araccumanne”.
Infine
un altro sindaco, Laganà da Monopoli, se ne uscì con dei nasi di
plastica -tipo quelli dei clown- per tutti coloro che in città
tenevano la proboscide generosa e brutta a vedersi. Così, mentre
Garzelli andava via dal Giro d’Italia e Vito Ferrara era fuori dal
giro della Multiservizi di Bari, nella penisola trionfava l’amore e
la solidarietà verso gli svantaggiati ed i bisognosi.
A
proposito, nel paese di Pulcinella, dopo manco quarantott’ore, s’era
venuto a sapere che dei tre palestinesi esiliati in Italia, uno era
stato destinato a barivecchia.
I
servizi segreti gli avevano trovato un comodo bivani con affaccio su
Piazza Mercantile, il luogo più alla moda della città. Il musulmano,
appena arrivato, aveva ringraziato Allah per il miracolo, perché la
città in cui era capitato era fantastica.
Poi
per prima cosa si era fatto portare una ruota di focaccia del
panificio Fiore: la migliore di tutto il bacino del Mediterraneo.
Tant’è
che la nomea era arrivata fino a Betlemme. Quindi satollo s’era
messo a leggere il Corano. Lo avevano distolto i colombi che al
tramonto, come a salutare la sera che arrivava, avevano cominciato a
garrire esultanti.
S’era
affacciato al balcone, e dopo aver respirato a pieni polmoni la brezza
di mare, era tornato nella stanza per pregare. E come dice un antico
adagio arabo, lama alruh mertaha alwaqt iamsci besurah, ovvero
quando l’anima è in pace il tempo passa veloce, la mezzanotte era
arrivata in un battibaleno. Sotto in piazza c’era il gibillero.
Migliaia
di giovani a ciacolare e decidere su dove andarsi a perdere nella
notte scura. Il palestinese aveva provato a dormire, aveva riprovato,
ma non gli era stato possibile. Quel casino lo infastidiva.
Poi
era successo l’irreparabile. Erano scoccate le tre all’orologio
del Sedile, quando la solita comitiva di birromani buontemponi aveva
cominciato un’entusiasmante gara di rutti. Era troppo. “Anaragea
ila albet, io me ne torno a casa -aveva detto il mediorientale
esausto-; meglio essere braccati dagli Israeliani che sopportare stò
bordello sotto a casa…”.
Non
per vantarci, ma ancora una volta noi pugliesi ci eravamo fatti
conoscere. Prendi ad esempio la mitica Michela Bruni.
La
ragazza pugliese nata in quel di Ortanova che, dopo una
dimenticabilissima carriera di valletta, aveva cambiato il suo core
business e si era data a… insomma, si era data. Specialmente a
ricchi sceicchi arabi che, per averla, erano stati capaci di sborsare
anche centomila dollari alla settimana. Una cifra da capogiro, capace
di tentare molte signorine sempre più avide di shopping selvaggio e
vestiti alla moda.
I
giornali erano partiti in quarta con i soliti morbosi retroscena sull’argomento,
roba pettegola e ficchina per palati pesanti. Qualcuno aveva anche
tentato il sondaggio per raccogliere pareri e punti di vista.
Tra
gl’interpellati c’era stato anche l’assessore regionale Nino
Marmo: “Assessore, una squillo per centomila dollari… che ne
pensa?”. “Altro che squillo, io per quella cifra starei al
telefono per un mese di seguito senza mai attaccare…”. Il cronista
si era accasciato al suolo come un sacco senza niente dentro. Storie
di Puglia, alcune belle alcune brutte. Una bella era che Ostuni per l’ottava
volta aveva ottenuto la bandiera blu. Complimenti! Quando si dice
tutti al mare.
Antonio Stornaiolo