TUTTI A CASA DI SIMEONE
di Antonio Stornaiolo
Tratto da LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
del 10 Marzo 2002
“Che fai sabato? Ci vediamo per vedere il festival?” “Volentieri, vale a portare la moglie?”. Il passaparola si era rapidamente propagato tra i politici pugliesi della casa delle libertà. L’idea era venuta al sottosegretario Viceconte. Un allegro convivio, con la scusa della gara canora, per tentare di ricompattare la coalizione. Ultimamente infatti, il centrodestra, da Foggia a Casarano, da Barletta a Bari, da Brindisi a Lecce, era stato scosso da numerosi segnali di allarmante disfacimento a cui bisognava porre rimedio. Sì, una festa in casa, tutta buffet e canzoni, avrebbe creato l’atmosfera giusta per sanare le clamorose lotte intestine in atto. Di Cagno Abbrescia avrebbe messo la casa, una delle tante di sua proprietà, mentre tutti quanti gli altri invitati avrebbero portato da mangiare e da bere. “Allora siamo d’accordo, ci vediamo alle otto e mezzo”.
Simeone aveva appena terminato di fare la doccia –fredda per risparmiare sul consumo di acqua calda- che squillò il telefonino:
“Ciao Simeone, sono Silvio”
“Uè, ciao Silvio dimmi”
“Senti, tu stasera da chi lo vedi il festival?”
“Vengono tutti qui da me, perché?”
“Beh sai, qui a Milano l’ambiente è a me ostile, posso venire giù anch’io?”
“Ma scherzi Silvio, casa mia è casa tua. Porti pure la Veronica?“
“No, preferisco portare un mio amico”
“Okkei fà come credi; mè, adesso ti devo salutare chè sto tutto bagnato… che se mi raffreddo poi mi tocca comprare le medicine per curarmi”.
Chissà chi sarà questo amico che si porta appresso, pensò Simeone.
Alle otto e mezzo spaccate citofonò l’assessore regionale alla Sanità Mazzaracchio. Da gran signore bussò alla porta con i piedi, ovvero non si presentò a mani vuote. Anzi. Portò una caterva di manicaretti già pronti da leccarsi i baffi, fossero pure quelli belli folti del presidente del consiglio regionale De Cristofaro.
“Mamma mia quanta roba -disse Simeone- qui ce n’è per un reggimento…”
“Eh caro mio, lo sai che quando noi ci riuniamo mangiamo un casino”
“Ma dove l’hai preso tutto questo ben di Dio?”
“Da alcuni miei amici che hanno una cascina…”. C’era di tutto: cipolle, peperoni, orecchiette con le cime di rapa.
C’erano pure delle frittatine e dei cavoli cotti dall’odore deciso.
“Ma non è un pò pesantuccia stà roba?” “Sciocchezze, assaggia e non ti fissare”.
Di lì a pochi minuti arrivarono tutti gli altri: Alemanno, Saccomanno, Amodio, Agostinacchio, Congedo, Tatarella… tutti in orario per vedere il festival dall’inizio. Ognuno di loro prese posto davanti alla tivvù per praticare lo sport preferito dai pugliesi: fare la critica. Cominciò il consigliere regionale di aenne Balducci, che dell’Arcuri ci tenne ad evidenziare la pecchiotta, ovvero il pronunciato mento in fuori.
Da quell’istante si scatenò la gara al pettegolezzo. Per ogni artista che si esibiva c’era sempre qualcosa da ridire. Anche per i Gazosa, cinquantaquattro anni in quattro.
“Preferisco gli ottanta di Pasolini da solo”, commentò nonostante tutto la Poli Bortone che, dopo aver ascoltato i quattro ragazzi, decise che oltre ad una taglia per chi seviziava i cani, avrebbe messo una taglia pure per chi cantava da cani. Senza offesa per le povere bestie, s’intende.
Tutti gli uomini poi, decisero di proclamare la Ventura la più bbona del festival. E visto che c’erano, arraparono.
Mentre le signore, senza pensarci due volte, diedero a Giorgino la palma di maulone dell’edizione 2002.
Si era a metà gara, col tavolo del buffet già spazzolato a dovere, quando bussarono alla porta. “Sarà la sorpresa di cui vi parlavo”, disse il padrone di casa.
Aprì la porta e comparve Berlusconi:
“Buoonaseeeraaa!”.
Tutti i presenti, straniti, proruppero in un fragoroso applauso. Nessuno se l’aspettava. Il presidente del consiglio fu accolto con sincero entusiasmo: baci, abbracci, genuflessioni e lingue lecchine.
Poi all’improvviso, mentre in tivvù inquadravano la platea dell’Ariston con i soliti napoletani arricchiti, ci si accorse che fuori dalla porta –nella penombra- c’era ancora qualcuno. “Umberto entra, non ti vergognare”, disse Berlusconi.
E Bossi, con la faccia rossa e la camicia verde entrò. Nel salone calò l’imbarazzo. “Tranquilli –aggiunse il cavaliere- da quando se la prende con l’Europa per lui i meridionali sono tornati ad essere Italiani.
Anzi, a proposito, visto che da voi si mangia divinamente, perché non gli riempite la bocca di prodotti tipici così non parla più, che quando lo fa mi combina solo casini?”.
Per festeggiare si decise di fare un brindisi. Del festival, ormai, non gliene fotteva più niente a nessuno.
Tutti attorno a Berlusconi, a bere champagne e ad ascoltare le sue esilaranti barzellette sull’articolo diciotto e sul conflitto d’interessi. Era proprio vero. Il cavaliere nel raccontare storielle non aveva pari. Praticamente uno showman. Altro che Benigni, Fiorello e compagnia bella.
I politici nostrani, vuoi per i fumi dell’alcool, vuoi per l’euforia di stare accanto al loro leader, erano visibilmente accalorati. La loro temperatura era alta, molto alta. A vederli da vicino, sembravamo proprio fusi. Andavano però d’amore e d’accordo e questo, per Viceconte, era già tanto. Bossi intanto continuava a rimpinzarsi. “Beh, adesso tutti a dormire –disse Simeone all’improvviso- anche perché domattina ho promesso ad un mio amico che vado a fare il girotondo con il figlio ai giardinetti che stanno vicino alla Rai”
“Ma come il girotondo?”, disse Berlusconi evidentemente infastidito.
“Ma stai tranquillo, stà storia è tutto fumo e niente arrosto”. Ed in fondo il sindaco di Bari aveva ragione.
Quel movimento era proprio come Sanremo per la vendita dei dischi: non avrebbe prodotto nè consensi né voti.
Per non parlare di alcuni esponenti dello zoccolo barese, buoni solo ad imitare modelli esterni ed organizzare eventi fotocopia. Solo che una cosa è il Palavobis e un’altra cosa è la saletta riunioni di un albergo, non so se mi spiego. Per non parlare dei cosiddetti intellettuali che avevano preso posizione in merito.
Scusate, ma la prima caratteristica di questi uomini –oltre all’integrità- non dovrebbe essere quella di anticipare gli avvenimenti? Allora alla faccia del tempismo, professori!
Insomma, se ad Ostuni erano stati ritrovati dei resti di un mammuth, a Bari si sarebbero ritrovati in piazza i resti di una sinistra sterile ed avvizzita. Occhio compagni, da militanti a militonti il passo è breve, molto breve. Quando si dice l’autocritica.
Antonio Stornaiolo