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Continuiamo a scroccare dalla Gazzetta del Mezzogiorno 

( www.gdmland.it )

gli articoli di Tata 

(Antonio Stornaiolo)

Questo è di qualche settimana fa, poichè Antonio ora è in vacanza con la famiglia...

alla faccia nostra...

 

 

 

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ZERO A ZERO

di 

Antonio Stornaiolo

Marcello Favale ancora se lo sognava la notte il partacchione fattogli da Gavino Angius.

Il giornalista della sede pugliese della Rai era rimasto così teso, che la prossima estate avrebbe potuto fare la tavola da surf.

Era successo che durante il collegamento da Lecce con Porta a Porta versione elezioni, Bruno Vespa prima di congedarlo gli avesse chiesto ragguagli anche sul voto della vicina Brindisi. Favale, concentrato com’era a fare bella figura con la Poli Bortone, aveva risposto evasivamente, dando poca importanza a quella domanda che gli era sembrata solo un modo come un altro per chiudere la connessione.

Così -buttandola lì- si era limitato a dire che a Brindisi Antonino era in vantaggio di qualche punto sull’avversario. Ma visto che a quell’ora Antonino era già stato riconfermato sindaco con una maggioranza schiacciante, l’informazione poco esaustiva era parsa ad Angius a dir poco dolosa, tant’è che nervosamente aveva replicato: “Lei è un incompetente o è in malafede”; Vespa poi, per pararsi i reni, aveva rincarato la dose senza neanche dargli la possibilità di replicare.

“Ma io sto a Lecce che ne so di Brindisi…”, aveva provato a giustificarsi, ma non c’era stato niente da fare. Ormai era entrato di diritto nel novero degli sfigati della tivvù. A parte questo episodio di incomprensione mediatica, per il resto in Puglia le Amministrative 2002 erano passate senza scossoni, rispettando i pronostici iniziali: ovvero zero a zero e palle a terra.

“Il Polo quando è unito non teme gli avversari”, “La Quercia ha recuperato terreno…”. Ad ammettere la sconfitta erano stati in pochi, come il presidente della Provincia di Lecce, Lorenzo Ria, che aveva sintetizzato il suo pensiero in una frase: “L’anno prossimo il Giro d’Italia partirà da Lecce”. Come dire: cari compagni è arrivato il momento di pedalare!

Invito rivolto soprattutto al segretario dei Diesse Umberto Uccella che, nonostante il cognome, aveva dimostrato di non avere… le ali necessarie per spiccare il volo come maggioranza cittadina. Ad assodare la colpa s’era messo pure il consigliere regionale Sandro Frisullo, che aveva stigmatizzato i numeri avversi nel capoluogo salentino con la solita, fatidica frase: “Nei prossimi giorni dovremo capire e comprendere le ragioni della sconfitta…”, come dire altrimenti: in ogni caso qua rimango io e guai a chi mi mette in discussione.

“Siamo andati oltre meglio delle previsioni” era stato invece il primo -emozionato- commento a caldo di Francesco Salerno, neoeletto sindaco di Barletta.

Lo scorbutico radiologo aveva praticamente strazzato l’avversario Mennea ed azzoppato l’ex alleato della Margherita, Terrone. A proposito professore: valeva davvero la pena fare tanto casino per un cinque per cento?

Il successo di Ciccio era stato irresistibile, ed aveva sorpreso gli stessi scrutatori a cui il ballottaggio avrebbe fatto comodo per guadagnare qualche euro in più. “Ho stravinto è vero, ma adesso sugli avversari mettiamoci una pietra sopra, anzi una lastra…”.

E straordinario era stato pure il consenso ottenuto dal nuovo sindaco di Martina Franca, Leonardo Conserva, che per vincere alla grande, aveva seguito la stessa preparazione degli Azzurri di Trapattoni: lavorare sodo con il gruppo e non avere rapporti prima della grande sfida.

Insomma aveva scelto l’astinenza. Che gli era costata parecchio sacrificio, perché adesso, a distanza di una settimana, stava ancora chiuso dentro casa a togliersi le pieghe.

Gli alleati della coalizione avevano provato a smuoverlo: “Leonardo esci, dai, andiamo a festeggiare, pensiamo alla nuova giunta, dai, esci…”, ma lui al citofono, tra mugolìi di piacere aveva risposto a tutti: “Sì, sì, andate avanti voi che mò vengo pure iooooo… oh sì, sì… vengooo…”. Intanto era stato dato alle stampe Comeilcentrosinistradevearrivarealleprossimelezioni.

Un libro che già dal titolo dava una dritta per acchiappare più voti e consensi: unito!

Nel volumetto, il lettore curioso avrebbe scoperto altri utili suggerimenti; roba tipo: non prendersela con gli ecomostri con dieci anni di ritardo, non affidarsi alle solite manie di piccolezza di borghesucci accademici col pallino del riformismo ruffiano e salottiero, non candidare a sindaci giudici col pizzetto bianco e soprattutto non dimenticare di ricominciare a lottare “per qualcosa e non contro qualcuno”, come pure aveva suggerito qualche autorevole avversario.

Ma veniamo agli altri fatti della settimana.

In Lucania un’accurata inchiesta su appalti Inail ed Eni, aveva scoperchiato un pentolone pieno di clientela e malaffare.

Di mezzo c’erano pure due deputati, uno di Forza Italia e l’altro dei Diesse: così nessuno avrebbe strumentalizzato l’affare. Anzi, facevano parte della combriccola anche un finanziere di alto grado ed un generale del Sisde.

Che dire? Benvenuti Signori nella Repubblica delle bustarelle, altro che banane. Sicuro che non c’era un modo migliore per celebrarne la festa?

“Se è vero che la politica è l’anima di uno stato, il nostro sta avviandosi verso l’inferno senza remissione di peccato!”, aveva detto un padre della patria di Potenza.

Poi s’era alzato in piedi, s’era tolto il distintivo dell’Anpi e se n’era andato a bere un bianchetto per dimenticare. Come dargli torto. C’era pure stato il responso della Cassazione sul rogo del Petruzzelli. Tutto da rifare.

No, non l’incendio, ma il processo ai presunti imputati. La notizia aveva finalmente costretto la stampa locale a tornare garantista, dopo anni di inciuci su Pinto e gli altri imputati. Ovviamente tutti i titoloni erano stati per l’ex gestore, per gli altri invece, solo qualche riga alla fine dei pezzi.

Quasi che la presunzione d’innocenza fosse solo appannaggio di Ferdinando, che pur la meritava.

Ma non era così. Anche Vitino l’Enél ad esempio, reclamava quel trattamento. Tra l’altro, con quel soprannome, più di tutti ci teneva che fosse fatta piena luce sul disastro.

Appena appresa la notizia se n’era andato a mangiare fuori. Per secondo aveva scelto un sarago. Il cameriere allora gli aveva chiesto: “Signore, lo facciamo al forno o alla brace?”, “Alla brace -aveva risposto lui- lo facciamo alla brace”. Poi c’aveva ripensato. “Anzi no, meglio al forno… non si sa mai”. Vitino di braci, fuochi e cenere proprio non ne voleva più sentire parlare. Lui mò; deve vedere noi! Quando si dice che il fumo fa male.

E le fiamme fesse sono?

Antonio Stornaiolo